
"Single", terracotta, ferro, h. 220
cm. 1987
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"L'obesa", ferro,
terracotta, cm. 60x220 1988 |
Vittoria
Coen
Cento
piccoli single (Courtesy Galleria Gian Franco Rosini)
Utile
asse di equilibrio divide, ma collega anche, già da tempo scultura
e design, architettura e pittura, arti "pure" e arti applicate;
Lo spirito inventivo crea poi sull'ambiguità dei rimandi parentele
non previste che complicano il gioco introducendo elementi secondari
capaci di interesse, a loro volta, trame e consentire sviluppi,
ed è qui che si colloca il lavoro di Antonio Marchetti.
Così, ad esempio, l'uso di un certo materiale caratteristico,
che ne include altri più consueti, ha come complice dell'inganno
un segnale linguistico, magari solo un titolo, a richiamare mediante
l'allusione alla forma una scherzosa edizione della scultura oggetto.
Oppure la pertinenza stessa del materiale suggerisce una trasmissione
di referenti che colloca l'oggetto come rappresentazione. Non
si tratta in questi casi di inventare sfide programmatiche utilizzando
linee moderne per rilanciare improbabili riprese storicizzanti.
Qui la forma è assunta in quanto tale senza ammiccamenti al moderno,
piuttosto verso una smodernizzazione che invece di saltare al
povero o al primitivo accetta la regola del dato ipotetico e tangibile
per svolgersi su quel campo elastico che si stende fra prodotto
e consumo: consumo che sembra però elegantemente eluso a vantaggio
di una forma autosufficiente, compiaciuta, che si afferma con
energia perentoria qui e ora.
Tra "Single" e "Song", raffinate costruzioni che sembrano smentire
nella loro sofisticata snellezza (anche "l'Obesa") la responsabilità
di un formato tutt'altro che ridotto, ironizzano su se stesse
puntando proprio sulla proporzione, sull'inefficienza, insomma
sul nonsense.

Alberto
Boatto
La
'secessione' degli oggetti. (Courtesy Ass. Italo Francese
Alliance Française, Bologna. D. Montanari editore. 1991)
Antonio
Marchetti disegna, progetta, realizza in ferro, lamiera, e terracotta
una serie di "quasi" utensili - e nell'avverbio "quasi" è espressa
sia la distanza esistente fra i suoi utensili "quasi" e gli
utensili veri, sia la loro specifica essenza. Non so se siano
effettivamente funzionali; ma mi sembra che potrebbero benissimo
esserlo: né la loro conformazione né i materiali di cui sono
fatti contraddice veramente la loro funzione eventuale. E tuttavia
restano senza dubbio dei "quasi" utensili per il fatto che in
loro l'aspetto esterno si presenta di gran lunga più importante
della funzione.
Ci troviamo di fronte a degli oggetti-personaggio di taglia
gigantesca - anche nei disegni di piccolo formato le dimensioni
si mostrano sempre al di sopra della norma - cresciuti in maniera
spropositata, tesi nei loro corpi cilindrici, da cui fuoriescono
becchucci lunghi quanto è lungo il naso del bugiardo Pinocchio.
L'ormone forse impazzito responsabile del loro sviluppo irregolare
si rivela di natura psicologica-sentimentale. Questi utensili
possiedono un senso eccessivo di se stessi; sono visibilmente
caratterizzati da ipertrofia del proprio io; hanno una considerazione
esagerata della propria persona. Diciamo che si prendono veramente
sul serio, così tutto il loro aspetto e il loro contegno appare
improntato da un sentimento diffuso di sussiego e di affettazione.
La caffettiera e la teiera si presentano chiuse in una sostenutezza
molto "collet monté" e i tavolini, quelli sgombri come quelli
su cui gli utensili stanno appoggiati, s'innalzano sulle loro
gambe con i peducci articolati verso l'esterno come ballerine
impegnate nell'assolo di qualche "morte del cigno" - che è poi
la quintessenza kitsch della musica romantica.
Marchetti dà ai suoi "quasi" utensili svariati titoli, ma due
soprattutto mi sembra che li definiscono con penetrazione. Il
primo è il nome di "single", "singolo", che è una categoria
umana emersa nel costume e messa a fuoco di recente dalla sociologia
e dalla letteratura: essa sta ad indicare, come è noto, gli
uomini e le donne che hanno scelto di proposito di vivere soli.
Con il valore di rottura e con i contenuti psicologici che una
simile scelta porta con sé. E' veramente "single" è una parola
efficace per specificare lo spirito d'indipendenza che anima
questi utensili.
L'altro titolo infine è "song", "canto": l'accostamento di questi
oggetti formanti un terzetto ricorda un trio di cantanti che,
con impegno e spocchia, eseguono una canzone molto sentimentale
degli anni trenta. Il risultato di tutti questi ingredienti
non può che appartenere al genere dell'umorismo. L'unione di
sostenutezza psicologica e di effetto comico dà come somma tangibile
l'obesità degli uni e la rigidità degli altri. Una teiera in
ceramica molto panciuta reca appunto il titolo di "obesa". Dovendo
caratterizzare con un aggettivo questo umorismo, impiego senza
alcuna incertezza l'aggettivo "bianco": umorismo bianco di cui
l'altissimo esempio resta quello di Buster Keaton. Un che se
impiegato con un minimo di prudenza e con qualche distinguo
ci aiuta a definire l'umorismo di Marchetti e il posto che occupa
l'assortimento dei suoi "quasi" utensili. Uno dei grandi temi
di fondo del grande cinema muto è l'incapacità dell'uomo di
impiegare correttamente e con disinvoltura i nuovi prodotti
di serie messi a disposizione dalla tecnica e dall'industria.
E dall'uomo, dalla sua palese imperizia che scaturisce la scintilla
bianca dell'umorismo nel "Navigator" di Keaton, ma non affatto
dagli utensili che permangono chiusi in loro stessi, forse soltanto
troppo caparbi ed indecifrabili.
Non è dunque un questa direzione che dobbiamo rivolgerci per
cercare un' affinità fra l'umorismo di Marchetti e quello cinematografico,
ma sempre in direzione del film di animazione, dei cartoni animati.
Qui incontriamo sovente un umorismo legato esclusivamente agli
oggetti e al loro comportamento, del tutto indipendente da qualsiasi
eventuale intervento da parte dell'uomo. Presentati volentieri
quali controfigura di caratteri molto umani, gli oggetti acquistano
la consistenza di veri e propri personaggi, di due fondamentali
temperamenti: di temperamento maligno (che non è il caso degli
utensili di Marchetti) oppure presuntuoso, serioso, molto contegnoso
(e qui invece ci siamo).
I "quasi" utensili creati da Marchetti sembrano ignorare l'uomo,
la sua inettitudine o la sua acquistata bravura nell'impiegarli.
Sono diventati autonomi: giocano la loro commedia, cantano,
ridacchiano per conto loro. Incredibilmente felici, amano adornarsi
di bandierine, appese in alto, come sopra pennoni, oppure in
basso, attaccate alle gambe dei tavolini di sostegno, come le
ali del dio della fortuna Mercurio. Rassicuriamoci: non ci troviamo
davanti ad una ennesima rivolta degli oggetti, a quasto classico
motivo nel repertorio dell'avanguardia: assistiamo semmai molto
meno drammaticamente alla loro bonaria secessione.

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